COMUNICATI STAMPA 

 

 

Basta polemiche pretestuose che contribuiscono a far crollare vendite e ingrassano grande distribuzione e intanto le piccole aziende chiudono anche in Provincia

 

 Le vendite al dettaglio crollano e le piccole medie imprese devono anche subire le aggressioni di chi vuole montare ad arte polemiche pretestuose per ingrassare la grande distribuzione. "Come se non bastassero i dati di giugno e luglio che indicano per i piccoli esercizi una situazione più che drammatica - sottolinea Roberto Manzoni Presidente provinciale Confesercenti - all'immobilità del Governo rispetto all'urgenza più volte da noi manifestata di interventi in grado di rilanciare i consumi, si aggiungono ora anche gli attacchi di Confindustria, di suoi dirigenti, di esponenti politici  evidentemente orientati ad indebolire le piccole medie imprese commerciali per favorire le grandi catene ed i capitali che intendono investire in questo settore".

 "Non è più tollerabile - afferma Manzoni - questo gioco al massacro con il quale si continua ad indicare i commercianti come principali responsabili degli aumenti dei prezzi, e come naturali obiettivi degli incrementi contributivi ipotizzati per riformare le pensioni. Mentre la verità è che le piccole e medie imprese sono quelle che per prime e più di altre pagano il pessimo andamento dell'economia italiana pur avendo dato un forte contributo sia a livello occupazionale, sia a livello fiscale attraverso una altissima adesione agli studi di settore.

 Quanto ai prezzi - aggiunge il presidente di Confesercenti - gli aumenti non sono quelli che periodicamente e fantasiosamente indicano interviste e prese di posizioni e non sono da addebitare in toto ai commercianti come sostiene Confindustria, facendo finta di ignorare le dirette responsabilità della produzione Di questo siamo pronti a fornire le prove, così come siamo pronti a cercare una convergenza con le altre organizzazioni della piccola e media impresa per contrastare queste polemiche strumentali che non fanno che favorire la grande distribuzione e confondere i consumatori.

 In condizioni di stagnazione dei consumi, peraltro molto prolungate, i commercianti, pur dovendo fare i conti con numerosi aumenti dei costi a partire da quelli delle tariffe dei servizi, non alzano i prezzi ad arte e non hanno alcun interesse a farlo. La flessione nell’extralimentare è quasi generalizzata con punte fino al – 20%.

 Il registro  imprese della Camera di Commercio a Ravenna nei primi 6 mesi dell’anno registra un saldo negativo nel commercio di 46 aziende nel movimento tra nuove iscrizioni e cessazioni.

 Questa situazione insieme all’andamento negativo delle vendite, così come all’aumento delle aziende in chiusura preannunciata per i prossimi mesi, segnala un problema serio e da affrontare in primo luogo a livello nazionale. Altro che nuovi spazi per la grande distribuzione, servono politiche per rilanciare i consumi.”