COMUNICATI STAMPA 

 

 

Fatturati e imprese in calo:
servono fatti e politiche serie per rilanciare i consumi
Dichiarazione di Roberto Manzoni (Presidente Provinciale Confesercenti)

“La conferma della fragilità della crescita italiana nella passata primavera è arrivata puntuale: solo + 0,2% l’aumento del Prodotto Interno Lordo, una sostanziale staticità, dunque, spiegabile con la estrema debolezza di tutte le componenti della domanda, dai consumi (afasici), agli investimenti (addirittura in calo), fino alle esportazioni condizionate negativamente dall’attuale ciclo congiunturale a livello europeo ed internazionale. Gli italiani hanno una minore capacità di spesa e siamo fortemente preoccupati.
Di fronte a tutto questo addirittura il Governo aveva pensato di abolire il credito d’imposta per i nuovi assunti (e chiedendo addirittura gli arretrati a chi aveva già assunto) scoraggiando di fatto la creazione di nuovi posti di lavoro ed aggiungendo una difficoltà in più a quella dell’intero Paese. Ora pare che si voglia rimediare. A questo si è aggiunto poi il condono: invece di restituire i soldi alle imprese e alle famiglie italiane, come si era impegnato, si sta mettendo a punto una nuova forma di drenaggio a loro carico, nonostante siano già fiaccati da una tassazione alta. In sostanza, invece di cercare una strada per ridare fiato ai consumi e far ripartire l’economia, invece di studiare tagli alla spesa, si pensa a misure tampone per arginare l’emorragia della finanza pubblica.
Gli effetti della difficile situazione economica del Paese si stanno sentendo pesantemente nel consumo anche nella nostra Provincia in qualità e quantità, con diminuzione nei fatturati aziendali e la ripresa del calo delle piccole imprese nel settore.
Non stiamo facendo catastrofismo, ma la realtà è sotto agli occhi di tutti, dai centri ai paesi, ai mercati.
I cali delle borse, l’andamento negativo e complicato della stagione turistica, l’abusivismo diffuso e il peso crescente della grande distribuzione hanno fatto il resto. Non è esagerato dirlo: è in discussione la qualità stessa degli equilibri e della vita dei nostri territori.
Gli stessi andamenti del registro imprese della Camera di Commercio di Ravenna dal 1° gennaio al 30 giugno 2002 segnalano 60 imprese in meno nel commercio, in  particolare negozi e dal 30 marzo al 30 giugno  2003 – 37 aziende attive. In 6 mesi ci sono state 254 nuove iscrizioni a fronte di ben 379 cessazioni. Solo i pubblici esercizi segnano un numero di imprese di poco in positivo, a cui fa da controaltare una riduzione media dei fatturati. A breve i riflessi saranno anche nella produzione.
Occorre una manovra economica per il 2003 che non sia ambigua ed imposti con chiarezza la correzione dei conti pubblici principalmente attraverso il controllo e la riduzione della spesa corrente, in misura tale da consentire gli alleggerimenti fiscali promessi e necessari a stimolare la domanda interna.
Sarebbe una beffa da una parte promettere tagli fiscali e dall’altra varare nuove forme di prelievo come il condono.
Chiediamo a tutte le istituzioni di prendere atto di questa realtà e di adottare misure utili alla ripresa.
Questo per la prossima conferenza economica provinciale è uno degli argomenti prioritari da affrontare.”

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