COMUNICATI STAMPA 

 

Consumi: un altro mese difficile per beni durevoli e abbigliamento. Peggiora il clima di fiducia

 

Continua la crisi dei consumi, aggravati anche dagli effetti della guerra in Iraq. La preoccupazione diffusa ha infatti influito sulla propensione agli acquisti delle famiglie italiane peggiorando il clima di fiducia già provato da aspettative non rosee sui tempi della ripresa economica.

Secondo un'indagine compiuta dalla Confesercenti direttamente tra le imprese commerciali al dettaglio, sia fisse che su aree pubbliche (100 aziende campionate in Provincia), dall'inizio della guerra, sono stati i beni durevoli a registrare la contrazione più forte delle vendite (mediamente -20%), poiché i consumatori hanno scelto di rinviare le spese più impegnative.

Stesso andamento, con punte anche peggiori, pure per il settore dell'abbigliamento (-20%) che però ha risentito anche del ritardo della buona stagione e dunque del rinvio degli acquisti di capi primaverili ed estivi.

Il bilancio non è positivo neanche per i pubblici esercizi e in particolare per i ristoranti. Preoccupazioni ci sono per il turismo. In flessione persino gli acquisti di prodotti alimentari (-5%).

"L'assenza di interventi da parte del Governo a sostegno dei consumi, più volte da noi sollecitati - sottolinea il Presidente Provinciale della Confesercenti, Roberto Manzoni - non solo ha portato ad una crescente riduzione della spesa da parte delle famiglie, ma anche ad un aumento delle difficoltà per le imprese, piccole e medie in particolare. Per questo torniamo a chiedere con urgenza misure efficaci, a partire dall'introduzione di una detrazione dal reddito delle spese per acquisti di beni durevoli e semidurevoli, come ad esempio mobili, elettrodomestici, impianti hi-fi o capi d'abbigliamento. Un intervento di questo tipo avrebbe sicuramente l'effetto di rilanciare i consumi e con loro la ripresa economica.

Alle istituzioni locali chiediamo insieme al sostegno degli strumenti di garanzia per il credito, attenzione agli investimenti per il territorio e alle politiche tributarie, che data la situazione, non possono vedere aumenti di costo per le imprese.

In queste condizioni e di fronte a questa lunga contingenza negativa per i consumi è bene quindi non impoverire le attività commerciali esistenti e a maggior ragione abbandonare obiettivi di aumento della grande distribuzione in Provincia, come in Regione".